Vedere diversamente, amare diversamente
![]() |
| Morning light in Sicily. |
🌍 French and English versions available on Substack: https://fatoufrancescambow.substack.com/publish/home
Quando l’amore diventa più limpido dell’attaccamento, e la verità più dolce della paura.
Questo testo non
è un’opposizione alla famiglia,
ma una
riflessione sulla qualità del legame – che sia familiare o meno.
Parla di quel
momento in cui vedere diversamente
trasforma non
solo la relazione, ma anche il senso che diamo alla parola “amore”.
Mi rendo conto
sempre più chiaramente
che cambiare
sguardo è già cambiare esperienza.
E a volte, questo
semplice cambiamento modifica un’intera esistenza.
Non parlo di
un’auto-illusione per rendere piacevole ciò che non lo era,
ma di quella luce
che libera da una credenza
e illumina ciò
che prima restava nell’ombra.
Per molto tempo
ho accettato l’idea
che il “valore”
di un legame familiare contasse più del suo contenuto.
I legami –
ereditati o scelti – mi erano presentati come indiscutibili,
e il caos al loro
interno, come inevitabile.
Eppure sono
rimasta colpita da mia nonna,
che un giorno
smise di parlare con suo fratello.
Senza una parola,
ma senza un tremito.
Mi mostrò così
che c’è un limite:
all’irrispetto,
alla negligenza o alla mancanza di amicizia,
anche in ciò che
sembrava unito per sempre.
Il giorno in cui
ho compreso
che la
correttezza di un rapporto ne definisce l’esistenza –
che un legame
esiste solo se è giusto –
non contava più
chi era legato a chi,
ma la qualità del
legame in quel momento.
Un rapporto
ingiusto può tornare giusto
quando si
riconosce che non lo è stato
e si comprende il
perché.
Allora la
giustezza torna ad essere la priorità.
Ogni violenza
relazionale, in fondo,
non è forse un
tentativo di forzare ciò che, in quel momento, non è più una relazione?
Se a volte
restiamo in legami ingiusti,
è perché un’altra
forza ci trattiene –
una colla
invisibile, più forte della lucidità.
Una paura di
perdere qualcosa, o qualcuno,
che ci definiva.
È forse questo,
l’attaccamento?
Quello che ci fa
pensare un “noi” per non sentirci soli.
Nella giustezza,
siamo un “noi” vivente.
Nell’attaccamento,
ci pensiamo “noi” senza esserlo davvero.
Forse questo
attaccamento nasce da qui:
dal sentimento di
solitudine di un “io” che si percepisce nel tempo –
un io con un
ieri, un oggi, un domani –
e che cerca
qualcuno o qualcosa per non attraversare quel tempo da solo.
Restiamo talvolta
in legami ingiusti
per continuare
un’identificazione con l’“io” nel tempo,
costruita su
quella paura-desiderio che un “noi” stabile sembra placare?
Riconoscere che
una relazione non va,
è già un modo per
onorarla.
È riconoscere che
esiste solo nella sua giustezza,
e volerla
soltanto nella sua verità.
📸 Foto scattata da mia sorella Aram, in Sicilia.
#DrFatouMbow #medicinaattenta #consapevolezzaumana #giustezza #relazioniumane #amore #attaccamento #riflessione #filosofiadellasalute #medicinaholistica #saluteinteriore #ascoltodelcorpo

Comments
Post a Comment